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19-09-2011


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Come gli Alleati trattarono i prigionieri di guerra tedeschi

http://olo-dogma.myblog.it/archive/2010/11/12/come-gli-alleati-trattarono-i-prigionieri-di-guerra-tedeschi.html

Come gli Alleati trattarono i prigionieri di guerra tedeschi

Former, Waffen SS veterans demonstrate in Riga.jpg

Veterani Waffen-SS lituani,Riga 2009.WaA

I crimini di guerra dei soldati alleati, gli stessi che apparivano come accusatori nei confronti dei Serbi e dell’ex Armata Rossa, sono caduti in prescrizione, sostiene l’analista storico del 20° secolo Michael Walsh.

La sua ricerca mette in luce il genocidio alleato, la schiavizzazione ed il maltrattamento istituzionalizzato dei prigionieri di guerra dell’Asse durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Egli afferma che gli abusi a cui erano sottoposti i prigionieri di guerra erano contrari alle varie convenzioni internazionali in materia e delle quali, l’Inghilterra ed i suoi alleati, erano firmatari.

Addirittura nel 1948, tre anni dopo la fine della guerra, il trattamento del governo inglese nei confronti dei suoi prigionieri stranieri fu soggetto ad un minuzioso esame della Croce Rossa Internazionale e alla condanna mondiale.


La Croce Rossa Internazionale minacciò di portare il governo di Sua Maestà davanti a tribunali internazionali per abuso e schiavizzazione illegali.

E’ noto che i campi di prigionia amministrati dagli inglesi erano peggiori di Belsen, ben dopo la fine della guerra. Perfino civili furono tenuti in prigionie, deportati e assassinati a decine di migliaia, mentre i loro carnefici riuscirono ad evitare la giustizia.

L’accreditato fotografo della Associated Press, Henry Griffin, che scattò delle foto ai corpi senza vita di Buchenwald e Dachau, quando visitò i campi dei prigionieri di guerra alleati, affermò:

“la sola differenza che vedo fra questi uomini e quei corpi è che i primi respirano ancora” (Fonte: Congressional Record, 11.12.45 p. A-5816).

Secondo le rivelazioni di membri della Casa dei Comuni di Londra, circa 130.000 ex ufficiali tedeschi e uomini furono imprigionati durante l’inverno 1945-46 in campi britannici in Belgio in condizioni che, ufficiali inglesi, non esitarono a descrivere come: non tanto migliori che a Belsen.
(Fonte: Gruesome Harvest, R.F. Keeling, Institute of American Economics, Chicago 1947).

Tortura e brutalita’

In aggiunta al disappunto internazionale, Cyril Connolly, uno degli scrittori inglesi più noto affermò: militari inglesi imprigionarono e torturarono soldati tedeschi. Egli descrisse come essi fossero talmente “influenzati” dalla propaganda sugli Unni tedeschi, da essere felici di mostrare le loro atrocità ai giornalisti in visita.

Un giornalista britannico di nome Moorehead, che era presente a queste “feste di tortura”, osservò che un giovane ufficiale medico inglese e un capitano del Genio dirigevano il campo di Bergen-Belsen. Il capitano era di ottimo umore, ma quando ci avvicinammo alle celle, il sergente perse la pazienza e il capitano mi disse che al mattino effettuarono degli interrogatori e temeva che i prigionieri non avessero un gran bell’aspetto.

Le celle furono aperte alle visite dei giornalisti, i prigionieri tedeschi erano per terra, ricurvi su se stessi, gemevano ed erano ricoperti di sangue. Quello più vicino a me tentava di reggersi in piedi e alla fine ci riuscì. Tremava e muoveva le braccia come se dovesse difendersi dai pugni.

IN PIEDI! Gridò il sergente. CONTRO IL MURO!

Furono sbattuti contro il muro e se ne stavano là, barcollanti. In un’altra cella l’ufficiale medico aveva appena terminato un interrogatorio.

IN PIEDI! Gridò l’ufficiale. ALZATI!

L’uomo giaceva sanguinante sul pavimento. Afferrò con le braccia una sedia e tentò di sollevarsi. Riuscì ad alzarsi in piedi, allungò le braccia verso di noi e rantolando disse: PERCHE’ NON MI UCCIDETE?

Il sergente allora affermò: QUEL MALEDETTO BASTARDO E’ TUTTA MATTINA CHE BORBOTTA QUESTE PAROLE! (Fonte: Cyril Connolly, The Golden Horizon, Weidenfeld and Nicholson, London)

Sparare ai prigionieri per divertimento

L’ex veterano dell’esercito britannico A.W. Perkins di Holland-on-Sea, descrisse le condizioni del campo di concentramento britannico di Sennelager, il quale conteneva, inaspettatamente, non soldati ma civili.

Egli racconta: durante la seconda metà del 1945 ero con le truppe inglesi a guardia di civili sospettati di nazismo e che vivevano con razioni da fame in un campo chiamato Sennelager.

Venivano picchiati frequentemente ed inoltre rovistavano nei nostri bidoni dell’immondizia per raccogliere la sbrodaglia dei piatti.

Questa ex guardia descriveva come le altre guardie si divertivano a tormentare i prigionieri denutriti e affamati: potevano essere uccisi a vista se solo osavano avvicinarsi alla rete del perimetro. Era un abitudine gettare una sigaretta all’interno della rete e sparare al primo prigioniero che tentava di prenderla (Fonte: Daily Mail, London 22.04.95).

Quando rappresentanti della stampa chiedevano di visitare i campi di prigionia, gli inglesi rifiutavano fermamente, adducendo la scusa che la Convenzione di Ginevra vieta tali visite ai campi di prigionia, affermò il corrispondete Arthur Veysey da Londra il 28.05.46.

“Denutriti e picchiati” – ammette un importante quotidiano americano.

Il Servizio Stampa del Chicago Tribune, il 19.05.46, un’anno dopo la fine della Guerra, afferma: i prigionieri hanno trascorso l’inverno in tende, dormendo sul suolo nudo e con una coperta a testa. Dicono di essere malnutriti, picchiati e presi a calci dalle guardie. Molti non hanno biancheria intima, né stivali.

Un dispaccio dell’Associated Press (Londra, 27.08.46), più di sedici mesi dalla fine della guerra, affermava: nell’estate del 1946 un sempre maggior numero di prigionieri di guerra fuggiva dai campi di concentramento britannici, spesso con l’aiuto di civili inglesi. La polizia militare dava loro la caccia con un accanimento tale che ricordava gli inseguimenti ai neri fuggitivi delle piantagioni di cotone prima della guerra civile americana.

Civili, donne e bambini mitragliati

Qui termina il lavoro di evidenziatura del testo.Pubblichiamo il testo senza leggerlo.(Olodogma)

Decine di migliaia di persone del Centro Europa, sfollati dalla guerra, che cadevano in mani britanniche, venivano trattate anche peggio nella Jugoslavia e nell’Austria controllate dagli inglesi.

In quei luoghi, la Gran Bretagna e l’NKVD sovietico, gestivano congiuntamente i campi di concentramento.

L’NKVD, precursore del malvagio KGB, veniva invitato ad aiutare i britannici a catturare, deportare e sterminare le loro vittime.

Un ufficiale britannico descrisse come i prigionieri (civili) venivano trattati rudemente ma non brutalmente: venivano spinti e strattonati ma non c’era resistenza, niente lotte o tentativi di fuga. Erano completamente docili e rassegnati al loro destino. I soldati li radunavano rapidamente in gruppi, portandoli in luoghi dove poi venivano massacrati a colpi di mitra.

L’ufficiale inglese aggiunse: molti di loro non andarono molto lontano. Dietro alla stazione c’era un bosco nel quale venivano fatti entrare e, di lì a poco, si udiva il crepitio dei mitra. Non vidi personalmente le esecuzioni ma sono certo che è quello che avvenne in diversi angoli di quel bosco.

Questo è uno dei tanti tipici racconti di quando, unità britanniche cooperando con ufficiali dell’NKVD dell’Armata Rossa, davano la caccia e sterminavano decine di migliaia di rifugiati civili cosacchi, inclusi bambini, in Austria nell’estate del 1945, dopo la fine della guerra.

Un convoglio ferroviario britannico cosparso di sangue

Decine di migliaia di persone di molte nazionalità furono catturate e rinchiuse come bestiame per essere portati nei campi di sterminio dell’Armata Rossa.

Un racconto descrive come tutto il treno era sporco di sangue. Erano carrozze aperte e ricordo le chiazze di sangue dove i corpi venivano trascinati, nei corridori, tra i sedili, fin giù dagli scalini. I Bagli erano completamente ricoperti di sangue.

Una pattuglia composta da due ufficiali dell’Armata Rossa e 4 soldati britannici andarono a cavallo nelle colline, l’8 Giugno 1945. Catturarono un gruppo di persone su di un pendio. I Cosacchi fuggirono in discesa lasciandone indietro alcuni, per lo più donne e bambini, troppo deboli per correre. Un soldato individuò un cosacco a distanza, puntò il fucile su di lui, sparò e lo vidi cadere. Siccome non fu visto rialzarsi, si pensò fosse morto.

Il Capitano Duncan MacMillan ricorda: vicino ad una piccola stazione c’era un recinto con filo spinato. Vidi i cosacchi venire scaricati dai vagoni che venivano derubati di ogni minimo avere, perfino del cibo, prima di essere portati via.

Molti soldati inglesi testimoniarono di aver udito diverse scariche di mitra nelle vicinanze dopo che i prigionieri furono allontanati.

James Davidson disse: pensammo che quei colpi significavano la loro fine e che erano stati portati laggiù per essere sterminati.

Questi terribili racconti furono descritti nel libro di Nicholas Berthell THE LAST SECRET (L’Ultimo Segreto), pubblicato da FUTURA (Londra) nel 1974.

L’apparato giudiziario inglese soppresse ulteriori racconti.

Schiavitu’ del XX° secolo

Nell’Agosto del 1946, secondo la Croce Rossa Internazionale, l’Inghilterra aveva 460.000 prigionieri tedeschi in stato di schiavitù. Ciò contravveniva all’Art. 75 della Convenzione di Ginevra, che vietava la schiavizzazione dei prigionieri di guerra e della quale la Gran Bretagna era firmataria.

Arthur Veysey del Chicago Tribune, in data 28.05.46, affermò: quando i prigionieri di guerra tedeschi al loro arrivo nei porti inglesi e tedeschi seppero che avrebbero dovuto lavorare come schiavi a tempo indeterminato, diventarono tutti cupi.

Approfittando degli schiavi tedeschi

Arthur Veysey, inorridito dall’abuso dei diritti umani da parte del governo britannico e dall’illegalità delle politiche schiavistiche praticate in violazione della Convenzione di Ginevra, disse: il governo inglese guadagna oltre 250 milioni di dollari all’anno dai suoi schiavi.

Il Governo, che si autodefinisce il “proprietario” dei prigionieri, affitta gli uomini a datori di lavoro bisognosi di mano d’opera, addebitando loro da 15 a 20 Dollari a settimana per ogni schiavo e pagando gli schiavi da 10 a 20 centesimi al giorno.

I prigionieri però non vengono mai pagati in moneta ma sotto forma di ” buoni “

L’unione sovietica segue l’esempio schiavista inglese

Quando gli americani tentarono di prevenire che Stalin prelevasse 5 milioni di tedeschi, molti dei quali civili, inclusi bambini, come lavoratori schiavi, dopo la sconfitta della Germania, i sovietici si fecero avanti. Essi esibirono un proclama firmato dal Gen. Dwight Eisenhower un anno prima il quale dava ai sovietici completa libertà di fare ciò che volevano con i prigionieri tedeschi.

Ciò includeva la deportazione e la messa in schiavitù, saccheggiare e distruggere senza remore.

Essi ricordarono al governo americano che avevano gli stessi diritti di fare ciò che questi stava già facendo. Storie di testimoni oculari raccontano di quando Berlino e Breslau si arresero: la lunga colonna grigio-verde di prigionieri era in marcia verso Est, dove sarebbero poi finiti in tremende e gigantesche costruzioni vicino a Leningrado, Mosca, Minsk, Stalingrado, Kiev, Kharkov e Sebastopoli.

Tutti gli uomini sani dovevano marciare per 22 km al giorno. Quelli fisicamente handicappati erano su carretti trascinati da altre persone.

Questo fu raccontato nel Congressional Recordo il 29.03.46

Morte per fame dei prigionieri di guerra in Francia

Nell’Agosto 1946 la Francia, secondo la Croce Rossa Internazionale, aveva schiavizzato circa 750.000 soldati tedeschi. Di questi 475.000 erano stati catturati dagli americani, i quali “in una trattativa” li avevano trasferiti ai francesi con lo specifico obiettivo di lavoro forzato.

In modo macabro i francesi restituirono 2.474 prigionieri di guerra tedeschi lamentandosi che erano troppo gracili (Fonte: John Thompson, Chicago Tribune Press Service, Ginevra, 24.08.46)

Questi dovevano essere proprio messi male, poiché i rimanenti 472.526 erano già stati descritti dai corrispondenti della stampa come un esercito di straccioni, pallidi e magri, vestiti di cenci infestati dai vermi.

Nessuno di loro era adatto a lavorare. Tre quarti di essi veniva appositamente sottoalimentato.

Di questo sventurato “esercito” di schiavi, il 19% fu maltrattato così tanto che ebbe bisogno del ricovero in ospedale (Fonte: Gruesome Harvest, R.F. Keeling, Institute of American Economics, Chicago 1947).

Nel famigerato campo del distretto della Sarthe, 20.000 prigionieri ricevevano solo 900 calorie al giorno. Ne morivano 12 al giorno in ospedale. Da 4 a 5.000 non erano più idonei al lavoro.

Arrivarono altri treni con nuovi prigionieri, molti di loro morirono nel viaggio, altri tentarono di sopravvivere mangiando il carbone che trovavano sul treno merci che li aveva trasportati (Fonte: Louis Clair, The Progressive, 14.01.46).

Il 05.12.46 il Governo Americano richiese il rimpatrio (entro il 1° Ottobre 1947) in Germania di 674.000 prigionieri di guerra tedeschi che erano stati “dati” al Belgio, alla Francia, all’Olanda e al Lussemburgo.

La Francia si dichiarò favorevole in linea di principio ma non per la data prestabilita.

I francesi fecero presente che, il Memorandum del 1° Dicembre 1945 dichiarava chiaramente che i prigionieri tedeschi trasferiti ai francesi dal governo americano erano beni mobili da essere usati a tempo indefinito come lavoro forzato (Fonte: Gruesome Harvest, R.F. Keeling, Institute of American Economics, Chicago 1947)

L’esercito americano stermino’ prigionieri di guerra tedeschi

Le forze armate tedesche hanno sempre rispettato le convenzioni e le leggi di guerra alla lettera.

Parlando per se stesso e per altri comandanti militari alletai, il Maggiore Generale Robert W. Grow, Comandante della Sesta Divisione Corazzata Americana in Europa, ammise che non ci fu un problema di atrocità tedesche.

Ero in servizio durante la Seconda Guerra Mondiale in qualità di comandante di una divisione corazzata durante la campagna europea, dalla Normandia alla Sassonia. La mia divisione perse un discreto numero di ufficiali e soldati, catturati fra il Luglio del 1944 e l’Aprile del 1945. Non ho mai sentito dire dal personale della nostra divisione che avessero ricevuto un trattamento diverso dalle norme che regolano la guerra terrestre. Per quel che riguarda la Sesta Divisione Corazzata, nei suoi 280 giorni di scontri in prima linea, non vi furono problemi di atrocità. Francamente rimasi atterrito, così come molti dei miei colleghi, quando apprendemmo dei processi per “crimini di guerra” ed il fatto che comandanti militari erano fra gli accusati. So che nessun ufficiale superiore può averli approvati. (Fonte: Doenitz at Nueremberg: a re-appraisal, H.K. Thompson/Henry Strutz, Amber Publishing Corp., N.Y. 1976)

Nonostante l’osservanza tedesca delle Convenzioni, la reazione delle forze americane fu spesso sommaria e brutale tanto quanto quella praticata dai loro alleati sovietici. Solo nel caso di cattura di gruppi numerosi di prigionieri, questi venivano fatti schiavi.

Se catturati in piccoli gruppi, la politica dell’esercito americano era quella di ucciderli sul posto.

E’ incorso uno studio specifico mirante alla stesura di prove di tali atrocità, per il cui contributo, l’autore, Michael Walsh, ringrazia.

Un altro caso fu quello dello sterminio a sangue freddo di circa 700 soldati della Ottava Divisione Alpina di SS. Questi soldati che si erano battuti con onore e distinzione, avevano, in un primo tempo, catturato un ospedale da campo americano.

Sebbene i soldati tedeschi si erano comportati correttamente, essi furono, dopo essere stati successivamente catturati a loro volta dall’esercito americano, separati e fucilati in gruppi da plotoni di militari americani.

L’Esercito americano trasforma la lranquilla Dachau in un mattatoio

Un simile destino toccò ai fanti della Brigata SS “Westfalia” che vennero catturati dalla Terza Divisione Corazzata americana. La maggior parte dei prigionieri tedeschi venne uccisa con un colpo alla nuca.

Gli americani esultanti dissero alla gente del posto di lasciare i loro corpi nelle strade come monito e minacciavano altre vendette. I corpi restarono nelle strade per cinque giorni prima che gli occupanti ne permisero la sepoltura.

Dopo la guerra le autorità tedesche tentarono, inutilmente, di perseguire penalmente i responsabili militari americani (Fonte: Daily Mail, London, 1° Maggio 1995).

Ironicamente, alla fine delle ricerche post-belliche, è stato scoperto che le sole atrocità commesse a Dachau furono quelle dei vittoriosi alleati.

Altrettanto ironico è il fatto che Dachau fu un campo di concentramento alleato per un periodo (11 anni) più lungo di quando era gestito dai tedeschi. Laggiù trecento sentinelle delle SS furono rapidamente neutralizzate su ordine del Gen. Dwight Eisenhower.

Il termine “neutralizzate” è un termine politicamente (o vigliaccamente) corretto per dire che i prigionieri di guerra furono sterminati in gruppo a colpi di mitra.

Racconti di omicidi di massa di prigionieri di guerra tedeschi a Dachau sono stati descritti in almeno due libri: ” The Day of The Americans ” di Nerin Gun, Fleet Publishing Company di New York e ” Deliverance Day-The Lost Hours at Dachau ” di Michael Selzer, Lippincot, Philadelphia.

Questi libri spiegano come i prigionieri tedeschi venivano radunati in gruppi, messi contro il muro e sistematicamente fucilati da soldati americani, alcuni di essi ancora con le mani alzate in segno di resa.

Gli americani calpestavano disinvoltamente i corpi a terra ancora palpitanti, eliminando i feriti.

Mentre ciò accadeva, fotografi americani prendevano delle foto dei massacri. A Dachau, che si trovava nella zona di controllo americano in Germania, truppe d’intervento americane e polacche tentarono di far salire sul treno con la forza un gruppo di prigionieri russi dell’Armata di Vlasov che si rifiutavano di essere rimpatriati in Unione Sovietica.

Suicidi massa

Tutti questi uomini si rifiutavano di salire sul treno, scrisse Robert Murphy nel suo rapporto circa l’incidente. Implorarono di essere fucilati. Resistettero al tentativo di essere messi nei vagoni, togliendosi gli abiti di dosso e rifiutandosi di lasciare le loro baracche. I gas lacrimogeni li obbligarono a uscire dagli edifici nella neve dove, diversi caddero in un lago di sangue dopo essersi tagliati le vene o essersi accoltellati.

Nove si impiccarono, due si accoltellarono a morte e uno morì subito dopo, mentre altri 20 erano in ospedale a causa delle ferite auto-inflittesi.

Sul treno furono fatti salire, alla fine, 368 uomini (Fonte: Dougla Botting, ” In The Ruins of the Reich “, Gorge Allen & Unwin, London).

L’ultima operazione di questo genere in germania avvenne a Plattling, vicino a Regensburg, dove 15 uomini dell’Armata russa di Vlasov erano stati internati dagli americani. Nelle prime ore del 24.02.46 essi furono spinti fuori dalle loro baracche ancora semi-svestiti e furono consegnati ai russi nella foresta vicino al confine fra Baviera e Cecoslovacchia.

Prima che il treno partisse per il viaggio di ritorno, le guardie americane rimasero inorridite nel vedere i corpi degli uomini dell’Armata di Vlasov che erano già stati impiccati agli alberi e quando fecero ritorno a Plattling perfino le SS prigioniere nel vicino campo li schernivano per ciò che avevano fatto (Fonte: Dougla Botting, ” In The Ruins of The Reich “, Gorge Allen & Unwin, London).

Secondo il quotidiano canadese Toronto Daily Star del 09.03.68 membri di un gruppo armato israeliano illegale, al quale fu data mano libera di sterminare i tedeschi, ammisero che oltre 1.000 ufficiali nazisti delle SS morirono in seguito ad ingestione di pane impregnato di arsenico, introdotto il 13.04.46 in un campo americano di prigionieri di guerra vicino a Norimberga.

Dopo la vittoria americana (la battaglia del ponte di Remagen sul Reno) i tedeschi in Renania si arresero in massa. Tra l’Aprile ed il Luglio 1945, 260.000 prigionieri di guerra furono tenuti prigionieri dagli americani in campi melmosi fra Remagen e Sinzig. Erano tenuti all’aperto e la loro razione giornaliera era una patata, un biscotto, un cucchiaio di verdura e un po’ d’acqua.

In seguito a varie malattie, almeno 1.200 morirono, secondo gli archivi tedeschi (Fonte: Roger Boyes, The Times, 07.03.95).

La chiesa cattolica condanna lo schiavismo americano

Negli USA, dove furono spediti 140,000 prigionieri di guerra, la Conferenza dei Vescovi Cattolici denunciarono come masse di civili e prigionieri di guerra furono deportate e ridotte in condizioni degradanti non degne di un essere umano. Centinaia di migliaia, se non milioni, vengono messi ai lavori forzati come schiavi, nonostante l’unica cosa che si possa loro rimproverare è quella di essere stati soldati. Molti di questi poveri diavoli sono senza notizie da casa e non è stato loro permesso di inviare un benché minimo messaggio ai loro cari.

Schiavi tedeschi trattenuti nei paesi alleati

Stati Uniti 140.000Francia 680.000Belgio 48.000Gran Bretagna 460.000Unione Sovietica 4.000.000 (ma se ne stimano almeno 5 milioni)Italia 30.000Olanda 1.300Yugoslavia 80.000Cecoslovacchia 45.000Lussemburgo 4.000

Un brutto precedente

La Croce Rossa Internazionale, indignata, opinava: gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna, ad un anno dalla fine degli eventi bellici, stano violando gli accordi della Croce Rossa Internazionale, da questi firmati nel 1929. Sebbene migliaia di ex soldati tedeschi vengano utilizzati in lavori pericolosi come sminare campi e coste, abbattere edifici semi-distrutti, la Convenzione di Ginevra proibisce espressamente di usare prigionieri ” in qualsiasi tipo di lavoro rischioso o nel trasporto di materiali bellici “.

Henry Wales, a Ginevra, il 13.04.46 aggiunse: il baratto dei soldati nemici catturati dai vincitori, riporta il mondo indietro nei tempi bui in cui i baroni feudali depredavano i territori dei ducati vicini e ricostituire le loro mandrie di bestiame umano.

E’ un sistema iniquo ed un pessimo precedente perché si apre ad ogni tipo di abuso con la difficoltà di stabilirne le responsabilità. E’ palesemente ingiusto venderli per ragioni politiche come lo furono i neri africani un secolo fa.

Il trattamento tedesco dei prigionieri di guerra fu di gran lunga piu’ umano

Al contrario, le forze armate tedesche si comportarono impeccabilmente verso i loro prigionieri di guerra.

La cosa più sbalorditiva circa le atrocità di questa guerra è che ce ne sono state molto poche. Mi sono imbattuto in pochissime denunce secondo le quali i tedeschi non avevano trattato i prigionieri secondo le regole o rispettato quelle della Croce Rossa.

Ciò fu riportato dal giornale THE PROGRESSIVE il 04.02.45

Allan Wood, corrispondente del London Express concordò:

I tedeschi, anche nei loro peggiori momenti, rispettarono le convenzioni nei loro molteplici aspetti. Vero è che ci furono atrocità sulle linee dei fronti, luoghi caldi, dove gli animi si surriscaldano, ma erano incidenti e non pratiche comuni, così come la malgestione dei campi di prigionia era cosa inusuale.

Ciò fu confermato anche dal Tenente Newton L. Marguiles.

Il Giudice Assistente americano, Avv.to Jefferson Barracks, il 27.04.45 disse: è vero che il Reich pretese lavori forzati dai lavoratori stranieri, ma è altrettanto vero che venivano tutti retribuiti e ben rifocillati.

Penso che alcune persone si siano trovate meglio in questa situazione di quanto lo fossero state nella loro vita, aggiunse il Dr. James K. Pollack del Governo Militare Alleato.

Cosa fecero i tedeschi per ottenere una produzione efficiente dal lavoro forzato che noi non riuscimmo ad ottenere dai tedeschi che lavoravano giù nelle miniere? Semplice! Li nutrivano, e li nutrivano bene! Disse Max H. Forester, Capo della Divisione Mineraria e Carbonifera della AMG nel Luglio 1946

Arrivera’ la nemesi ?

Chiesto quali erano le possibilità di portare davanti alla giustizia coloro che commisero tali crimini, Michael Walsh disse che la sola cosa che divideva i responsabili sadici alleati e la corda saponata era la volontà di processarli. Il precedente sulla giustizia retroattiva è già un dato di fatto. Il suo fallimento è che la giustizia sui crimini di guerra è selettiva e quindi applicabile solo ai vinti, sotto l’egida di discutibili procedure legali internazionalmente criticate.

Ciò di cui c’è bisogno è di risvegliare la pubblica coscienza, dando spazio anche a coloro la cui parola tende ad essere censurata.

Michael Walsh ha inoltre aggiunto che gli interessi della giustizia devono venire prima dell’orgoglio nazionale, prima dell’espediente politico e prima della colpa militare.

09:32 - Jan. 24, 2011 - commenti {0} - Invia un commento

boicotta israele

 

 

07:18 - Jan. 8, 2010 - commenti {3} - Invia un commento

sempre lavori nel mio quartiere

 

20:22 - Nov. 29, 2009 - commenti {0} - Invia un commento

pisa san giusto

 

 

ma veramente è caduto da solo oppure ?

e poi era italiano o ?

20:18 - Nov. 29, 2009 - commenti {0} - Invia un commento

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Per essere chiari AI SENSI DELL'ARTICOLO... BHO... QUELLO LI' INSOMMA, CI SIAMO CAPITI. ORA MI FA FATICA ANDARLO A CERCARE... AI SENSI DI QUELL'ARTICOLO LI', DICEVAMO, QUESTO BLOG NON RAPPRESENTA UNA TESTATA GIORNALISTICA. LE FOTO, O SONO MIE PERSONALI O SONO PRESE IN PRESTITO DALLA RETE. SE A QUALCUNO NON STESSE BENE, ME LO DICA. GLIELE RENDO SUBITO. BASTA CHE NON LA FACCIA TROPPO LUNGA !!! -----_--- ----------_-----_---------------------_--------------_----------.----------,,,-- - Mi pongo sotto la protezione dell'articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, il quale stabilisce: Oguno ha diritto alla libertà di opinione e di expresssione, il che implica il diritto di non essere molestati per le proprie opinioni e quello di cercare, di ricevere e di diffondere, senza considerazione di frontiera, le informazioni e le idee con qualsiasi mezzo di espressione li si faccia (Dichiarazione internazionale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU a Parigi il 10 dicembre 1948).

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